LA COMPLESSITA COME MODELLO DELLA MENTE

IL PARADIGMA DELLA COMPLESSITA’ COME MODELLO DELLA MENTE

Nella concezione scientifica attuale, i confini vitalistici e cartesiani che distinguevano la materia inorganica dalla materia vivente, e la materia vivente dalla materia pensante, si vanno progressivamente dissolvendo. Uno dei grandi salti concettuali che la contemporaneità ci ha portato è stato quello per cui si intravvedono nuove possibilità nel campo della conoscenza rispetto al mondo naturale, a noi stessi, e al nostro ambiente.

Mediante il paradigma della complessità si conferma,quanto le scoperte scientifiche e la nostra comprensione di queste, siano necessariamente transitorie essendo sempre soggetti ad un continuo cambiamento”.

La concezione di Galileo e Newton ,di tipo meccanicistico,si era mostrata sufficientemente efficace per descrivere i fenomeni in una ‘scala umana’. Questa immagine poteva essere tradotta nella metafora per cui il mondo naturale è un vasto meccanismo. La credenza fondamentale è che il nostro universo, al suo livello elementare, sarebbe costituito da elementi semplici, in cui l’insieme ha la stessa natura delle sue parti.

L’indagine – microscopica e cosmologica – ci ha fatto vedere,invece, che l’universo si struttura in una gerarchia di livelli di modi d’organizzazione : ciò che è elementare in un livello può essere complesso in un altro. In ognuno di questi livelli si dà una nuova sintesi di quello che era visto come elementare nel livello precedente, e che questa sintesi non è riducibile alle proprietà del livello precedente. Ad esempio nel nostro organismo, le molecole sono elementari per le proteine,gli organuli lo sono per la cellula la quale è elementare per il tessuto che è a sua volta elementare per l’organo e l’organo è elementare per l’insieme di organi che forma ,e così via .Il tessuto è complesso rispetto alla cellula ma è semplice rispetto all’organo. Ora, il tessuto ha delle proprietà che la cellula non ha, così come l’organo ha delle proprietà che il tessuto non ha. Quindi, la metafora del nostro tempo dovrebbe essere piuttosto quella della matrioska: una struttura dentro un’altra, dentro un’altra…, ma ognuna diversa dall’altra giacché dotata di nuove proprietà.

Nella complessità, il tutto non equivale alla somma delle sue parti.

Ogni nuovo livello ha le sue proprie leggi di funzionamento. Noi abbiamo una facoltà di locomozione, acquisita grazie alla totalità delle cellule muscolari, che le nostre cellule, singolarmente, non hanno.

Nella complessità, vi è una gerarchizzazione del modo di funzionamento. Questo consente che una parte del sistema abbia la funzione d’influenzare tutto il sistema. Nello stesso modo, un’alterazione nell’insieme può influenzare una delle sue parti. Così, la parte può essere un mezzo per influenzare l’insieme e reciprocamente l’insieme può essere un mezzo per la parte per influenzarsi.

L’essere vivente può modificare la propria struttura in funzione delle fluttuazioni dell’ambiente , permettendo l’adattabilità alla vita e la capacità di apprendere. Ora, tale adattabilità è incompatibile con una visione puramente deterministica, dove tra causa e effetto ci sono un’unica linea causale e una sola via da seguire.

Il sistema è dinamico vale a dire in continuo cambiamento e trasformazione.

Il meccanicismo è caratterizzato dalla presunzione di un equilibrio o da una costante ricerca di stabilità quando il sistema si squilibra. La complessità, invece, si occupa proprio dell’instabilità e dei sistemi lontano dall’equilibrio. Quando un sistema si squilibra, fino a che il sistema raggiunge un nuovo stato d’equilibrio, diciamo che è in evoluzione. Sappiamo che, alcuni sistemi, come gli esseri viventi, attivamente cercano il mantenimento di uno squilibrio; in caso contrario, i suoi processi caratteristici cesserebbero: equilibrio significa la morte del sistema. Il mantenimento di questo squilibrio consiste in una continua operazione di decostruzione/ricostruzione affinché una parte consumata possa essere sostituita da un’altra rinnovata. Il corpo umano per mantenersi vivo ha bisogno di rimanere in continuo interscambio con il mondo: respira, si nutre, espelle residui, ecc.

Nel meccanicismo le relazioni sono lineari: la ‘magnitudine’ della causa è associata alla ‘magnitudine’ dell’effetto. Mentre i sistemi complessi sono sistemi non-lineari. giacché delle piccole variazioni negli eventi-causa possono condurre a una grande variazione negli eventi-effetto: ci sono i così detti fenomeni catastrofici,: un picco stimolo può portare il sistema fino a un punto critico di cambiamento drammatico ad esempio di comportamento. I sistemi non-lineari sono altamente sensibili alle condizioni iniziali. Lo sviluppo della fisica non lineare ci ha fornito dei risultati inattesi: il più inaspettato proviene dal ruolo costruttivo del non equilibrio e dell’irreversibilità. Lontano dall’equilibrio, si creano stati coerenti e strutture complesse . Con la complessità possiamo vedere che i sistemi fuori equilibrio tanto possono condurre alla decostruzione dell’ordine quanto alla sua costruzione: ad altri livelli d’organizzazione. Infatti, un nuovo livello può essere raggiunto solo partendo dai sistemi fuori equilibrio.

Quando il sistema è prossimo all’equilibrio è lineare e quando è lontano dall’equilibrio è non-lineare; i sistemi lineari sono deterministici mentre i sistemi non-lineari conducono a varie possibilità, e poi non possono essere determinati in anticipo. Infatti quello che accade è un costante intergioco di necessità e caso che sono visti come indissociabili. Causalitá e casualità si combinano nella genesi di nuove organizzazioni, necessariamente non-deterministiche e pertanto imprevedibili.

Emerge così un nuovo concetto tanto di caos quanto di cosmo mediati dall’idea di auto-organizzazione. Prima dell’avvento della teoria quantistica si pensava il caos solo come una dispersione senza leggi . Oggi, il caos può essere pensato anche come qualcosa di illimitato che ha la capacità di ordinarsi. Oltre questo, la perdita della forma ordinata non è qualcosa che impedisce, ma invece quello che permette la formazione di nuove strutture. Così il caos è necessario perché le strutture possano ricostituirsi, giacché equivale alle condizioni di possibilità della struttura: soltanto quando c’è un disordine può essere raggiunta una varietà di stati possibili. Nella scienza attuale, si passa dalla sostanza al processo, ci si occupa delle crisi, di quello che si trasforma, che evolve.

Come la vita, la complessità opera non con problemi, ma attraverso una serie di problematizzazioni. La nozione di problema è vincolata all’idea di soluzione. Davanti a un problema, visto come enigma, si cercherebbe una soluzione che lo completasse.

La teoria quantistica ci porta alla necessità di una trasformazione radicale nella teoria dell’osservazione di qualunque fenomeno, incluso nella scala umana. Il “principio di indeterminazione” di Heisenberg mostra che nessuna osservazione può dirsi completa e anche che è necessario prendere in considerazione l’inevitabile intervento esercitato sul sistema durante il processo di conoscenza.